Hellblade Senua’s Sacrifice: recensione

Hellblade Senua’s Sacrifice: recensione

L’annuncio di Hellblade: Senua’s Sacrifice risale ormai a tre anni fa, il titolo tuttavia è finalmente disponibile in formato digitale su PC e Playstation 4. Hellblade è senza dubbio un prodotto coraggioso, trattare un tema complesso come la psicosi non è semplice e scegliere di sviluppare un ibrido tra AAA e Indie è indubbiamente rischioso. L’eventualità – da parte della software house britannica – di compiere scelte sbagliate o banali era elevata, ma gli sviluppatori si sono affidati a neuropsichiatri ed ex pazienti per trattare questa tematica in modo adeguato e lasciare ai giocatori un’esperienza indimenticabile.

IL VIAGGIO

Hellblade è ambientato nel 790 d.C. (circa) in Scozia, più precisamente nell’arcipelago delle Isole Orcadi. Occorre precisare che il periodo storico scelto dagli sviluppatori è fondamentale per la trama del titolo. Il viaggio di Senua infatti, inizia a causa dell’insediamento dei temibili Normanni nella sua terra natale. Stando a quanto dicono le fonti, questa zona della Scozia era abitata dai Pitti, il popolo di appartenenza della protagonista. Verso la fine dell’VIII secolo però, i vichinghi provenienti dalla Norvegia, iniziarono a stabilirsi gradualmente nel territorio, limitando di fatto, il potere della popolazione originaria. Durante questo periodo, i Norreni e i Pitti potrebbero aver iniziato a coesistere, ma ci sono altri due possibili esiti: la riduzione in schiavitù o lo sterminio dei Pitti. Il team di sviluppo ha scelto proprio quest’ultima eventualità, la quale dà origine alla trama del titolo. Seppur presente in linea solo marginale infatti, la componente storica non risulta essere meno importante delle altre tematiche del titolo. La colonna portante del gioco, è rappresentata chiaramente dall’unione della mitologia alla malattia mentale di Senua. Senza addentrarci troppo nei particolari, basta prendere il nome della protagonista, per accorgersi che esso non è per nulla casuale. Senua infatti, non è altro che una distorsione di “Senuna”. Quest’ultimo è il nome di una divinità celtica di cui si conosce l’esistenza solo dal 2002. Tale scoperta è dovuta al ritrovamento di una statua raffigurante la dea – risalente ad un periodo compreso tra il 43 e il 410 (d.C.) e che sembrerebbe rappresentare una sorta di sincretismo tra la religione autoctona e quella romana. Se volessimo essere un po’ fantasiosi, potremmo affermare che Senua stessa rappresenta la mitologia celtica avvolta da quella norrena, simboleggiando quindi il dominio dei Nordici sul popolo dei Pitti. Come già detto in precedenza, il titolo è incentrato sul viaggio di Senua, che risulta essere sempre più particolare mano a mano che si procede nell’esperienza di gioco. Esso ci porta all’interno dell’instabile mente della protagonista, dove insieme alle solite irritanti ed insistenti voci, seguiamo il percorso di Senua. Il confine tra realtà e delirio infatti è molto labile, nonché sul punto di crollare ed è in queste tematiche che emerge la maestria di Ninja Theory. La malattia mentale di Senua è stata caratterizzata in un modo semplicemente sensazionale e si può ben notare l’aiuto di persone esperte in questo campo. Hellblade Senua’s Sacrifice è una perla sotto quasi ogni punto di vista ed è inopinabile. Il gameplay sembra essere il “fattore” meno approfondito, ma negare che esso sia ben contestualizzato all’interno dell’opera sarebbe falso. Gli enigmi ambientali non sono particolarmente complessi, così come il sistema di combattimento non risulta essere molto vario, seppur calato magnificamente nell’atmosfera del titolo. Se da un da un lato appare chiaro – soprattutto nelle prime ore di gioco – che gli scontri con i nemici risultano essere pochi e uguali tra loro, forse occorre avere pazienza procedendo nell’avventura e magari considerando la natura del gioco stesso. Probabilmente riempire tutte le zone esplorabili di nemici, non avrebbe fatto nient’altro che rendere il titolo frustrante e poco coerente con quanto narrato, giacché Senua è affetta da psicosi e soprattutto all’inizio del viaggio non si è in grado di determinare se effettivamente le creature da lei incontrate siano reali oppure no. Per quanto riguarda gli enigmi, anche questi calati perfettamente nel contesto, devo ammettere che seppur non presentino una complessità ricercata, risultano essere interessanti e almeno nel mio caso, divertenti. Sostanzialmente in alcuni casi, la difficoltà consiste nel cercare di non perdere l’orientamento. Alcuni luoghi infatti, sono talmente simili tra loro da essere in grado di causare  “smarrimento”, anche se temporaneo. Altre invece riescono ad intimorire o instillare ansia nel giocatore, in base alla loro caratterizzazione e anche al tipo di allucinazioni percepite da Senua. Bisogna inoltre riconoscere a Ninja Theory di aver saputo creare un’ambientazione ben strutturata e ricca di dettagli, chiaramente riconducibili alla mitologia norrena. Le tematiche trattate nel gioco sono molteplici e il fatto che esse siano importanti è innegabile. Lo studio di sviluppo britannico, è riuscito ad amalgamare in modo ottimale temi complessi, quali la psicosi e la discriminazione sociale ad essa dovuta senza mai cadere rovinosamente nella banalità. L’avventura di Senua all’interno del regno di Hel e negli strati più profondi della sua mente martoriata, è un viaggio crudo ma delicato, intimo e violento allo stesso tempo. Tutto ciò è impreziosito dall’incredibile performance di Melina Juergens, attrice che oltre ad aver  “prestato” il volto alla protagonista, ha svolto anche il ruolo di video editor durante lo sviluppo del progetto. I dialoghi, le cutscenes, le inquadrature, tutto in Hellblade non è lasciato al caso. Fin da subito ci si può accorgere ad esempio, di come lo sguardo di Senua sia spesso rivolto verso il giocatore, verso i suoi occhi. Osservando quello sguardo così intenso, ci si può facilmente rendere conto di quanto sia vivo, umano e tutto questo mentre si cerca di capire se, effettivamente quei grandi occhi blu – come la sua pittura facciale – stiano osservando noi o un qualcosa perso nel vuoto. L’ottimo livello recitativo è poi impreziosito dalla qualità delle voci e del comparto uditivo in generale. Come abbiamo già spiegato in precedenza, Senua è accompagnata nel suo viaggio da alcune voci, le quali risultano essere strumenti preziosi nel corso degli scontri con i nemici. Il gioco infatti non possiede nemmeno una traccia di HUD, cosa che può infastidire qualcuno ed essere di gradimento per altri individui, come il sottoscritto. Scegliendo di non implementare un’interfaccia utente, Ninja Theory è riuscita a delineare un’esperienza originale e immersiva, che sicuramente dovrebbe essere d’ispirazione per i progetti futuri. Durante i combattimenti le voci costituiscono una vera e propria guida per il giocatore, essendo di fatto indispensabile per individuare la posizione dei nemici posti all’infuori del campo visivo. Questo dal mio punto di vista è un chiaro segno, che testimonoa una nuova visione del medium videoludico, dove interazione e immersione non sono legate solamente al comparto visivo, ma anzi anche e soprattutto a quello sonoro.

CONCLUSIONE

Hellblade: Senua’s Sacrifice è a mio parere un titolo di pregevole fattura, che può senza alcun dubbio portare in auge le produzioni a medio budget. Ninja Theory è stata coraggiosa, affidare lo sviluppo di un titolo così ambizioso ad un team composto da sole venti persone è un rischio, così come lo è scegliere come argomento portante una tematica complessa e delicata, che rischia di arenarsi facilmente. Hellblade (e lo ribadisco) è una perla, sviluppata con una cura maniacale a partire dalla qualità del comparto sonoro a quella della recitazione o ancora dalla perfezione dei dettagli facciali alla rappresentazione di un’ambientazione oscura e angosciante. Tutto questo costituisce la storia di Senua, una ragazza – emarginata a causa della sua malattia – che intraprende un viaggio tetro e pericoloso tra il regno di Hel e la sua mente tormentata. Hellblade Senua’s Sacrifice offre un’esperienza intensa e matura, capace di suscitare emozioni e riflessioni su una tematica, quella delle malattie mentali, oggi importante più che mai. L’opera della software house britannica si conferma come uno dei videogiochi più interessanti degli ultimi anni e, francamente non vedo motivi per non chiamarlo capolavoro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Overall
5 out of 5

5

Excellent
5 out of 5

gabriele_giovannini

Ho iniziato ad interessarmi ai videogiochi quando avevo sette anni, poi crescendo e acquisendo sempre più consapevolezza nell'approccio al medium videoludico, ho deciso nel 2015, di lanciarmi in questa avventura con Game&Tech/Modding. Non mi interesso solo di videogiochi, nel tempo libero infatti amo tenermi aggiornato per quanto riguarda la tecnologia e coltivare la mia passione per la storia dell'essere umano.