Inside: Recensione

Inside: Recensione

Annunciato all’e3 2014 e scomparso dai riflettori per circa due anni, Inside è poi tornato a far parlare di sè alla fiera di Los Angeles del 2016 dove é stata fissata la data di uscita: 29 giugno dello stesso anno su PC, Xbox One e PlayStation 4.

Trama e ambientazione

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Ci troviamo a vestire i panni di un ragazzino, spuntato fuori da un cespuglio, apparentemente spaventato ed in fuga da qualcosa di cui non si conosce l’identità. Nemmeno del protagonista conosciamo qualche dettaglio, tant’è che l’unico tratto che lo contraddistingue è la felpa rossa che indossa. Il gioco infatti ci catapulta immediatamente all’interno dell’azione senza spiegarci nulla. Nel mondo di Inside ci troviamo “oppressi” da uomini che ricordano fantocci che non hanno volti definiti e sono vestiti interamente con abiti dai colori scuri. Il concetto di diversità rimane al centro dell’attenzione per tutta la durata del titolo, lasciando però spazio anche al tema del controllo mentale. Il mondo di gioco (che risulta a dir poco distopico) è stato creato in modo da lasciare al giocatore una sensazione di angoscia costante, rendendo ogni singolo dettaglio attraente e interessante ma facendolo risultare piuttosto opprimente. Playdead ha realizzato un background narrativo a dir poco stupendo, che viene portato avanti solo grazie a simboli e immagini. Contrariamente a ciò che si era visto in Limbo, il campo d’azione non è caratterizzato dal contrasto tra bianco e nero, ma da un abbondante “dose” di grigio e altri colori spenti. Ciò che cerca di fare Inside è anche comunicare con il videogiocatore e per farlo; sfrutta i particolari che caratterizzano ogni singola sezione del gioco, ma risulta di notevole importanza anche il comparto sonoro che è stato sviluppato sul puro silenzio, andando ad aggiungere solamente dei suoni della natura ambientale.

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Gameplay
Il gameplay di Inside è piuttosto semplice ma anche estremamente solido, non abbiamo infatti notato una singola sbavatura in esso. Questo titolo è un puzzle game minimale con uno scorrimento orizzontale come il predecessore, Limbo. Proprio per la somiglianza di questi due titoli si possono fare dei paragoni. In Inside ci troviamo davanti fasi di platforming puzzle ambientali che non risultano mai troppo punitivi. Effettivamente è possibile sbagliare ma, se si presta la giusta attenzione è facile individuare gli errori commessi e di conseguenza giungere alla conclusione dell’enigma. Sempre parlando dei puzzle, sono stati sviluppati in modo da non risultare mai frustranti pur riuscendo a conferire non poche soddisfazioni una volta completati. Rispetto a Limbo ci sono stati diversi passi in avanti, a cominciare dai ritmi ora più alternati tra momenti nei quali occorre riflettere e sezioni che necessitano di azioni più rapide. Sempre parlando di passi in avanti, in questo titolo a contrario di Limbo, il protagonista può nuotare e addirittura “comandare” più personaggi contemporaneamente in modo da spostare gli oggetti troppo pesanti o giungere in luoghi prima inaccessibili.

Comparto audio

Il comparto audio di Inside è stato composto da Martin Stig Andersen che stando a quanto dichiarò diverso tempo fa, ha partecipato attivamente allo sviluppo del gioco per permettere un maggior feeling tra audio e gameplay. Nel gioco infatti ci troviamo più volte a dover prestare attenzione ai suoni per riuscire a portare a termine più facilmente determinate azioni. Come detto prima però, il gioco si basa soprattutto sul silenzio e sui rumori ambientali. Questi rumori sono fondamentali per creare uno stato d’angoscia, che non sarebbe stato a questi livelli senza la loro presenza. L’enorme quantità di grigio gioca un ruolo fondamentale nell’angosciare il giocatore durante il suo breve viaggio all’interno del gioco, ma il silenzio e questi rumori riescono a farlo ancora meglio.

Comparto Tecnico

Playdead ha deciso di utilizzare Unity come motore grafico e dobbiamo dire che ha svolto un lavoro semplicemente splendido. Gli sviluppatori hanno inoltre sviluppato un filtro anti-aliasing in grado di rendere l’estetica del gioco molto più particolare ed eccezionale.

Conclusione

Inside è un titolo semplicemente perfetto, non ci sono sbavature e non si riescono a trovare lati negativi di questa bellissima opera. Playdead ha saputo mescolare a regola d’arte il gameplay e una narrazione molto particolare, essa infatti non ha origine nelle parole ma nel rapporto che viene a crearsi tra il giocatore e il mondo in cui si ritrova. Chiunque si sia immerso nello scenario di Inside è sicuramente finito ad interpretare quello che gradualmente accadeva davanti ai suoi occhi. Io stesso l’ho fatto, finendo poi per comprendere che non serve a nulla cercare di dare una spiegazione ad ogni evento, semplicemente perchè sarebbe solo speculare e, uno degli aspetti migliori è sicuramente il fatto che il gioco ti abbandoni in un mondo dove quello che ti viene spiegato, proviene solamente da immagini e suoni. Inside si configura quindi come un videogioco maturo e complesso dal punto di vista del contesto e, ersonalmente lo definirei un vero e proprio capolavoro.

Overall
5 out of 5

5

Excellent
5 out of 5

gabriele_giovannini

<p>Ho iniziato ad interessarmi ai videogiochi quando avevo sette anni, poi crescendo e acquisendo sempre più consapevolezza nell’approccio al medium videoludico, ho deciso nel 2015, di lanciarmi in questa avventura con Game&Tech/Modding. Non mi interesso solo di videogiochi, nel tempo libero infatti amo tenermi aggiornato per quanto riguarda la tecnologia e coltivare la mia passione per la storia dell’essere umano.</p>